Yoga è… bere un succo di frutta!

Cos’è lo yoga?
È una disciplina orientale, basata sul mantenimento di posizioni e sul controllo del respiro per raggiungere uno stato di concentrazione e meditazione un po’ ascetico che… facciamo fatica anche solo a definire oltre che a comprendere. Si resta un po’ vaghi, generici.
E questa è la risposta che avrei dato un po’ di tempo fa, prima di aver provato. Ora che da qualche tempo sto sperimentando questa pratica la mia risposta è completamente diversa, non razionale, non da definizione da vocabolario quasi scientifica. Perché non c’è da definire o comprendere nulla, c’è solo da sentire, provare, sperimentare, assaporare.
Come bere un succo di frutta. Solo dopo che l’hai bevuto puoi dire com’era.

Quindi ricominciamo. Cos’è lo yoga?

Yoga è… la concentrazione del sentire e non della ragione
Si comincia a praticare e ci si stacca dai soliti parametri per valutare e giudicare le cose, e ci si affida solo a quello che si sente. Si sentono il respiro, le parti del corpo, l’appoggio, si sente l’armonia o la tensione, a volte si percepisce perfino il battito del cuore. E non c’è giudizio, solo sentire. E pian piano le sensazioni prendono nome, forma, luogo, intensità, valore… e dal sentire arriva la comprensione. Quante volte non ci spieghiamo qualcosa anche se ci pensiamo ore o giorni interi? E più ci pensiamo e meno capiamo. Lo yoga insegna a smettere di pensare, e cominciare a sentire, osservare. Solo quando sperimenti e dai nome capisci davvero.

Yoga è… respiro
Una delle primissime cose che più mi ha colpito, fin dalle prime volte, è la potenza del respiro. Controlli quello e vai dove vuoi! Quando una posizione è faticosa se ti concentri sul respiro non lo è più, la mantieni con molto meno sforzo, hai più equilibrio. Ed è molto immediato, appena ti distrai e il respiro perde regolarità torna la fatica. E appena lo ricontrolli torna l’armonia. Ed è bello che sia proprio il respiro, che è vita, il mezzo per non farci assalire dai pensieri che ci distraggono e per mantenere la concentrazione, l’equilibrio. Se ti allontani dalla vita, dal respiro, tutto è più faticoso e in disordine, se sei nella vita, nel respiro, tutto è armonia ed energia.

Yoga è… leggerezza
Dopo ogni posizione, ogni movimento, la parte che ha lavorato è più sciolta, più rilassata, la si sente meglio. Alla fine, quando esco, mi sembra di muovermi con più fluidità, senza sentire il peso degli arti che si spostano, come se si camminasse sollevati da terra, come un po’ volare. E la leggerezza è stretta parente della libertà. E anche la borsa che porto mi sembra più leggera di quando sono arrivata. Lei non ha fatto pratica..! ma l’effetto di un corpo che sta meglio si sente subito… è come essersi ricaricate le batterie, le energie positive ricominciano a fluire, e quel qualcosa che desideravi senza riuscire a dirti cos’era arriva… benessere? Pace.

Yoga è… affidarsi e fidarsi
Ci si affida. Ci si affida alla voce calma e intensa che ci guida con parole semplici e profonde, chiare ed essenziali, mai una parola di troppo, mai una di meno.
Ci si affida senza domande, con quella fiducia dell’allievo verso il maestro che ormai sembra d’altri tempi. Senza domande. Con quella strana sensazione di certezza e consapevolezza che devi fare così anche se non ti spieghi tutto subito e la comprensione arriverà strada facendo. Un apparente monologo che in realtà è un profondo dialogo silenzioso tra allievo e maestro e tra sé e sé.
Ci si affida all’osservazione. A occhi aperti e a occhi chiusi. A occhi aperti si osserva l’armonia e l’eleganza dei gesti da eseguire, perfetto equilibrio tra movimento ed immobilità. E a occhi chiusi si osserva sé stessi cercare di riprodurli. E le risposte pian piano arrivano, osservando e praticando, praticando e osservando.
E ci si fida. Ci si fida del proprio sentire. Perché tutto quello che arriva è parte di sé. Non è né giusto né sbagliato. Semplicemente è. E lo si accoglie.
Ci si fida dei propri limiti, perché serve vederli, rispettarli e accettarli per potergli andare oltre.
E ci si fida delle proprie possibilità, sorprendendosi di riuscire spesso ad andare oltre quel che si poteva pensare.
E’ il bello del fidarsi senza sfidarsi, accettarsi senza pretendere. Perché è quando non ci si aspetta nulla che sempre qualcosa arriva…

Yoga è… l’arte dell’unione e della separazione
La co-presenza degli opposti è tipica della cultura orientale. Nella pratica, nel mantenere le posizioni, ogni parte di noi ha un posto, un ruolo, e ogni parte contribuisce alla riuscita. Basta che qualcosa sia distratto e l’armonia non c’è più. Se mi soffermo su una parte del corpo sento la fatica, il dolore, la tensione, se penso all’insieme della posizione, quindi al corpo intero e non alle sue parti, al respiro e non ai pensieri, sento l’armonia. E non ci sono più io, ma la forma che sto facendo. Il mio corpo diventa quella forma. Io divento quella forma. Non prevale più il mio essere, mi identifico con quel che sto facendo. Una strana sensazione: come se mi separassi da me e mi guardassi da fuori. E come ritrovare in me, già parte di me da un sempre incalcolabile, ogni forma e ogni materia che sto rappresentando E mi sento in un’altra dimensione. Sono in gruppo ma non me ne accorgo, sono sola nella mia posizione e nel mio essere tutto lì… e mi sento come parte di un tutto più grande. La mente non condiziona più, come separata da noi, e con lei siamo separati da tutti gli oggetti della mente.. un’altra dimensione che non esclude la nostra, ce la fa vedere da un altro punto di vista. Come quando per vedere bene un quadro ce ne allontaniamo un po’… allontanandocene ci separiamo dal quadro, ma ci uniamo a lui più profondamente.

Yoga è… muoversi dentro e non fuori
Si è bersagliati dal fare attività fisica, dal muoversi che fa bene, e subiamo i ritmi di una vita che va più veloce di noi. Fare yoga non è correre, saltare, ballare… è stare fermi in una posizione. Ma quanto ci si muove e si smuove in questo star fermi!!

Yoga è… suono e silenzio
Siamo circondati e sopraffatti dai rumori che riempiono i vuoti fuori e dentro di noi. Nella pratica si fa silenzio. Ed è il silenzio, finalmente, che si fa pienezza del vuoto. E nel silenzio stiamo in ascolto. Una lieve musica in sottofondo ci accompagna senza disturbare (è musica, non rumore!). E pian piano, tolti i rumori esterni, possiamo abbassare il volume anche dei nostri rumori interiori, fino a farli scomparire e far affiorare i nostri suoni. E scopriamo il suono del respiro, il suono del cuore, tutti i nostri suoni più profondi e silenziosi, parti di noi. E ascoltare, sentire, è un po’ dare voce, presenza, valore, a ciò che spesso non consideriamo o diamo per scontato. E’ proprio vero che più si sta in silenzio più si riesce a sentire…

Yoga è… vedere col terzo occhio
Non a caso si pratica bene a occhi chiusi. Primo perché così riusciamo a concentrarci meglio. Secondo perché, eliminando il condizionamento dei due occhi veri, il terzo, quello dell’anima, è più libero di vedere. I non vedenti hanno molto più sviluppati altri sensi, chiudendo gli occhi li facciamo lavorare di più anche noi… e si comincia a sentire… e a volte si vede meglio con gli occhi chiusi che con gli occhi aperti!

Yoga è… vivere il momento
Non è possibile mantenere una posizione e pensare ad altro. Capita, certo, i pensieri sono sempre in agguato e spuntano anche se non li vuoi. E fanno fare fatica, il respiro diventa irregolare. Per stare in posizione devi essere solo lì, in quel che stai facendo, e non da un’altra parte. In quel momento fai quello e sei quello, e niente altro. E in quei momenti arriva come un magico abbandono. Un comodo e piacevole abbandono in cui ti sembra di poter stare e rimanere a tempo indefinito. Più stai e più è piacevole restare. Che bello sarebbe riuscire sempre ad essere quello che si fa e fare quello che si è. Quasi sempre facciamo delle cose pensando già a quel che dovremo fare poi o che abbiamo fatto prima. Essere totalmente in quel che si sta facendo è difficile… ma così non si è mai nel presente, si è nel futuro, si è nel passato… in realtà non si è da nessuna parte. La pratica insegna questo: una qualità nella presenza, esserci davvero in quello che si fa, in quel momento. I momenti più belli in fondo sono attimi… ed è molto bello quando succede. La sensazione di quando riesci a essere in posizione e essere lì e solo lì… sei solo lì ma ti senti contemporaneamente dappertutto, sei e basta, ed essere è tutto. Mi è un po’ difficile da spiegare.. ma è così. E ci si arriva, non facendo di tutto, ma facendo apparentemente nulla, stando fermi lì…

Yoga è… un succo di frutta
Non so se il nome ai succhi l’hanno dato pensando allo yoga, ma se sì, sono geniali.
È molto bella l’associazione…
In fondo un succo cos’è? Prendi un frutto: togli la buccia, togli il nocciolo e resta il cuore, pura polpa, tutto sapore, il meglio del suo essere frutto.
In fondo yoga cos’è? Prendi un uomo: togli la buccia, la sua corazza esterna, la sua maschera, togli il nocciolo, le sue parti dure, le tensioni, e resta il cuore, il meglio del suo essere uomo.. Il succo della vita!
Fare yoga è bere un succo di frutta, diventare succo di frutta. E non conosco succhi di frutta che non siano dolci…
E bere un succo di frutta è fare yoga: bere e gustare tutto quello che ci piacerà provare, vedendo e sentendo davvero quel che si sta bevendo, è fare, di ogni attimo, yoga.

Laura

Augustus Binu, Pomegranade juice, 2019, CC BY-SA 3.0  via Wikimedia Commons
Augustus Binu, Pomegranate juice, 2019, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons