Il Counseling nei momenti difficili

 

Nello studio della cultura indiana che porto avanti da quasi quarant’anni come indologa ho trovato interessanti rappresentazioni del complesso mondo della psiche e indicazioni per addentrarvisi e controllarne alcuni aspetti. Ciò mi ha indotto a esplorare anche alcuni ambiti occidentali che mi sembravano avere assonanze con quanto trovato in India. Sono così approdata al counseling umanistico ed ho seguito un percorso di formazione che mi ha offerto gli strumenti per elaborare una forma di counseling integrato.

Il mio counseling integrato è incentrato sulla persona, secondo l’approccio di Carl Rogers, utilizza le indicazioni dell’Analisi Transazionale in merito ai meccanismi della comunicazione intra e interpersonale, s’ispira alla Psicosintesi nell’obiettivo di ricomporre le opposte tensioni umane in una Realtà superiore e include numerose pratiche di autotrasformazione derivate da discipline hindu e buddhiste.

Il counselor non è né uno psicologo, né uno psicoterapeuta, bensì un esperto che offre ascolto e solidarietà a quanti attraversano momenti difficili, aiutandoli a ritrovare e potenziare le risorse interiori. La presenza discreta e mai giudicante, la capacità empatica di comprendere le emozioni, il rispetto e la fiducia verso le capacità dell’altro costituiscono le basi del counseling, che si propone di favorire la consapevolezza di sé e l’armonia profonda, in modo che le relazioni con il mondo circostante siano più serene.

Le sedute di counseling impiegano da 45 a 60 minuti ciascuna e si dipanano con una cadenza stabilita di comune accordo, protraendosi per un numero di volte anch’esso deciso insieme. I momenti di revisione durante il percorso permettono di valutare i progressi fatti e di ridefinire gli obiettivi, affinché siano davvero quelli desiderati.

fiore-nasdiki

 

 

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